La Missione di Kingasani

Periferia di Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo

Premessa

Obbiettivo di questo testo è far conoscere la Missione della Congregazione a Kingasani, periferia di Kinshasa in Repubblica Democratica del Congo; in particolare viene qui riportata la storia della Missione e la descrizione della localizzazione e del contesto; in ulteriori monografie approfondiremo alcuni aspetti sui quali stiamo lavorando come Associazione Mbote Papa.

La struttura ha inizio nel 1964 come “scuola, catechesi, dispensario…”.
Nel 1966 la Congregazione riceve 7 ettari di terre dal Capovillaggio per lo sviluppo di opere sociali; in 10 anni vi si realizzano: un ambulatorio, una scuola professionale femminile, una maternità, una scuola materna con 300 alunni.
Nel 1973 lo Stato vi costruisce una scuola media femminile con 300 alunne che la Congregazione dovrà gestire.
Nel 1976 si realizza una casa per anziani per 35 persone.
Nel 1980 si realizza un centro nutrizionale ed un centro per vaccinazioni.
Seguono poi: nuovi reparti dell’ospedale per TBC, AIDS, meningiti e malarie, un centro trasfusioni, un laboratorio per le analisi del sangue, il reparto prematuri, la scuola materna lascia il posto ad una scuola elementare con 600 alunni, la scuola media viene sostituita da una scuola superiore con gli indirizzi pedagogico e scientifico, la scuola di informatica.

La Missione di Kingasani nella storia della Congregazione

Da “Le Suore delle Poverelle in Africa”
di Suor Gesuelda Paltenghi, Centro Studi Suore delle Poverelle, 2002:

“Nel giugno del 1950, Padre Giuseppe Greggio, gesuita e missionario nel Congo Belga, venne in Italia, a nome del vescovo Joseph Guffens, vicario apostolico del Kwango, in cerca di una congregazione religiosa femminile che mettesse a disposizione alcune suore per un servizio all’ospedale dello Stato di Kikwit, capoluogo della regione, da dove si ritiravano le suore belghe della Carità di Namur.
L’occasione dell’incontro di Padre Greggio con le Poverelle fu la canonizzazione in S.Pietro di Maria Goretti.
Il Padre non appena scorse il gruppo delle Poverelle vestite a quel modo, pur senza averle mai viste, disse tra sé: ecco le suore che fanno per me.
Le richiese con tanta speranza: “Non potete dirmi di no, dice il Padre a Madre generale, perché ho chiesto il miracolo a Santa Maria Goretti”.

Furono tali le sue insistenze che Madre Fiorina non poté resistere. Del resto fu assai felice, e con lei tutte le suore, di questo incontro fortuito che rompeva gli indugi e apriva la Congregazione alla “missione ad gentes”.
La partenza per il Congo non poté effettuarsi se non due anni dopo. Il Governo belga, a cui apparteneva il Congo come colonia, esigeva dai missionari stranieri un lungo soggiorno in Belgio per lo studio della lingua e dei differenti aspetti della vita congolese al fine di poter convalidare i diplomi italiani d’infermiera, d’insegnamento o di assistenza sociale.”

Il Congo sarà la prima esperienza di missione delle Poverelle al di fuori dell’’Europa; dagli anni ’20-’30 l’idea era già presente nell’Istituto ma non andarono a fine proposte per l’Argentina (a causa dello scoppio della 2° Guerra Mondiale), per la Cina (a causa dell’avvento del Maoismo), del Brasile e ancora dell’Argentina.
Si arrivò così all’incontro con Padre Greggio ed alla partenza per il Congo:

“Il primo drappello di Poverelle (cinque) lascia l’Europa nell’aprile del 1952.
Salpano con la nave “Armand Grisar” dal porto di Anversa (Belgio) e dopo sedici giorni di navigazione giungono al porto di Matadi nel Congo Belga.
Proseguono in treno fino a Leopoldville (oggi Kinshasa) distante dal porto 500 km e dopo alcuni giorni prendono il volo per Kikwit, primo campo missionario dove arrivano il 5 maggio 1952. Il contatto con la realtà dell’ospedale, con la povertà estrema, con le deficienze in fatto di sanità è brusco e impensabile.
Il nuovo ospedale, progettato dallo Stato per la cittadina di Kikwit e che sarà uno dei più efficienti del Congo, non è ancora costruito.”

E’ nel 1964 che “Nel popoloso quartiere periferico di Kingasani (Kinshasa) si inizia la nostra presenza e il nostro servizio con scuole, dispensario, catechesi, promozione della donna, ecc.”Sempre dalla pubblicazione di Suor Gesuelda, riportiamo il capitolo su Kingasani.

Kingasani è uno dei quartieri più poveri e malfamati della periferia-est di Kinshasa, situato a circa 25-30 km dal centro città e a 5 km dall’aereoporto internazionale congolese.
È in questa zona che, circa quarant’anni fa, giunsero le Poverelle, chiamate dal Nunzio Apostolico a operare tra i “non raggiunti” di questo quartiere, che a quel tempo contava circa 15 mila abitanti e ora ne conta più di 100 mila.
La parrocchia, dedicata a San Marco evangelista era retta dai padri passionisti che, dopo anni di apostolato, a loro volta si sono ritirati e la parrocchia è passata sotto la responsabilità del clero diocesano dell’arcidiocesi di Kinshasa.
Le veterane di questa missione ricordano: “Era l’8 novembre 1964, una folla di bambini con fiori in mano, insieme agli adulti, attendevano con ansia l’arrivo delle suore. Era impossibile frenare il loro entusiasmo… gli adulti vedevano in quella presenza una risposta a tanti bisogni: educazione dei ragazzi e della gioventù, malati da curare, poveri da assistere, formazione a tutti i livelli e altre urgenze… Al nostro arrivo fu tutta un’esplosione di gioia, di festa, di auguri e di gesti di gratitudine.
L’indomani le due suore inviate per Kingasani, suor Eleonora Cobbe e suor Bertilla Gasparella si trovano di fronte ad un immenso campo apostolico, una marea di gente e tanta povertà.
Le due suore hanno solo tanta buona volontà, pochi mezzi, pochissimi ambienti e molta fiducia nella Provvidenza. Tutto è da inventare, da cominciare, da allestire e già bambini, ragazze, mamme e ammalati accorrono…
Pochi mesi dopo il loro arrivo, l’ispettore scolastico, affida alla suora insegnante la direzione della scuola elementare frequentata da 400 alunne.
Le condizioni sono davvero disagevoli, gli ambienti insufficienti e ridotti a un stato pietoso.
Ci si sente impotenti, ma in mezzo a tanti interrogativi, dettati da una logica umana, emerge la frase del Palazzolo: “Là dove altri non giunge, faccio qualcosa io come posso”. E così si incomincia a educare, istruire, curare e confortare”.

Il campo apostolico si allarga: si annuncia la Parola, si preparano i catecumeni ai sacramenti, si ascoltano i problemi, le attese, le speranze della gente e si risponde nella misura del possibile… Ma due suore sono veramente troppo poche per un moltiplicarsi così rapido di urgenze e di attività!

Necessitano rinforzi, ma scoppia la ribellione mulelista e quella dei Simba. Si rimane esposte al pericolo, testimoni di tanta sofferenza, ma sempre cariche di speranza. Finalmente alla fine del 1965 due sorelle delle missioni della diocesi di Kikwit arrivano in aiuto e nel giro di pochi anni ne arriveranno altre per rispondere ai bisogni che diventano sempre più numerosi.

1966 – Il capo villaggio Ngampani, proprietario della terra del quartiere, offre gratuitamente alle suore sette ettari di terreno fabbricabile con la clausola che su di esso vengano costruite opere sociali per lo sviluppo del quartiere.
La nostra Congregazione, la Santa Sede, la Caritas-Congo, enti vari, familiari, amici e benefattori cominciano una gara di generosità e nell’arco di dieci anni vengono realizzate le opere seguenti:
un ambulatorio confortevole per curare, assistere e ridare speranza al malato che nella maggioranza dei casi acquista salute e dignità;
una scuola per la promozione della donna, capace di accogliere parecchia gioventù e avviarla ad una professione che la renda utile alla famiglia e alla società;
una maternità con ambienti lindi e luminosi, dove si accolgono e si assistono tante mamme nel momento delicato di dare alla luce il loro bambino;
una bella, funzionale, attrezzata scuola materna, che accoglie frotte di bambini dai 4 ai 6 anni, diversamente lasciati incustoditi in casa o sulla strada, mentre i genitori vanno in cerca di lavoro o di sussistenza. Le ampie quattro classi con gli annessi e una spaziosa veranda riescono ad accogliere fino a 300 bambini!

1973 – Lo Stato fa costruire sul nostro terreno un scuola media e affida il coordinamento e la gestione alle suore. Sul posto non esistono risposte al problema educativo delle adolescenti. Anche in questa scuola, che comprende nove classi, direzione, segretariato, sala per i professori e un vasto salone polivalente, le alunne sono più di 300, desiderose di imparare e di prepararsi a un futuro migliore.

1976 – Una nuova urgenza: arrivano numerosi casi di abbandono di anziani lasciati soli a languire nei loro tuguri e gettati sulla strada come un rifiuto.
Il cuore delle Poverelle non può restare insensibile ! C’è ancora del terreno disponibile e ci sono persone e istituzioni generose disposte ad aiutare…
Si costituisce una confortevole casa per anziani con la capacità di 30-34 posti letto, due per stanza, con una capace veranda lunga tutto il fabbricato, un cortile, cucina, lavanderia, magazzini e sala ritrovo per televisione e incontri vari.
Gli anziani insieme al cibo, al vestito, alle cure ritrovano speranza, pace e serenità e occasione di lodare, ringraziare e invocare il Signore.

1980 – La povertà aumenta e in certe situazioni familiari c’è vera miseria e i casi di malnutrizione si moltiplicano… Si richiede un nuovo intervento sulla linea dell’assistenza e della protezione del bambino in particolare. Si apre così un Centro Nutrizionale per offrire ai bambini di età prescolare e alle mamme un servizio adeguato ed efficace per una crescita sana del bambino. Inoltre si effettuano regolarmente le vaccinazioni d’obbligo e si cerca di dare alle mamme una formazione per quanto riguarda il regime alimentare.
Si continua in parrocchia l’attività pastorale di formazione per le mamme catechiste, di catechesi e si raggiungono una volta per settimana, altre due parrocchie che non hanno ancora suore a Kingasani I: S.Boniface e a Masina III.

Evoluzione negli ultimi vent'anni

Il centro ospedaliero si è ingrandito con sale di degenza per ammalati gravi, adulti e bambini, toccati da meningite, tubercolosi, AIDS, ecc. oltre alle forti e ripetute malarie cerebrali e verminosi.
Si curano ambulatoriamente centinaia di diabetici e tubercolosi con farmaci e supervisione offerti da organismi appositi.
È stato creato un funzionale e importante centro per trasfusione di sangue con emoteca graduata, laboratorio per analisi varie e test del sangue e altri accorgimenti necessari per il buon funzionamento.
La maternità ha allargato le sue tende e, oltre alla consultazione prenatale, ha al suo interno una sala per prematuri con una quindicina di incubatrici. I prematuri provengono anche da altre maternità sprovviste del servizio.
Le nascite alla maternità si contano più di mille al mese!
La scuola materna è stata trasformata in scuola elementare la quale, con l’aggiunta di un’altra ala scolastica, accoglie in due turni al giorno più di 600 alunni.
La scuola di “Métiers Féminins” per le giovani si è trasformata in scuola professionale di quattro anni (ciclo corto) ed è nata anche la “Scuola tecnica” di sei anni (ciclo lungo). La prospettiva delle neo-diplomate è per qualcuna l’università, ma per la maggior parte è la garanzia di un lavoro sicuro e abbastanza retribuito a sostegno delle famiglie generalmente povere.
Anche in questo plesso scolastico le allieve sono più di 500. Il liceo tecnico “Luigi Palazzolo” di Kingasani ha avuto nel 1999 la quotazione più alta di tutto il Congo. Questo dice la serietà, la dedizione, la competenza di chi opera in questo ambito educativo: suore e professori motivati dal carisma palazzoliano per l’elevazione della donna congolese.
La scuola media si è trasformata in scuola superiore suddivisa in due sezioni: quella pedagogica e quella scientifica che prepara le allieve all’insegnamento o ai corsi universitari. Le allieve che frequentano sono circa 600.

Scuola di Informatica

La nuova scuola di informatica è scaturita da un progetto di contenuto moderno a opera della signora Gargantini Giuseppina di Lugano, di due giovani svizzeri ingegneri informatici: Paolo Bernasconi che si è recato direttamente a Kinshasa per l’installazione e l’istruzione del personale e Luca Ceresi; e si è attuato grazie a numerose donazioni di attrezzature da parte di istituti bancari svizzeri e di privati.
Questo centro, situato nel complesso scolastico delle suore di Kingasani, è dotato di parecchi computer e serve per la formazione di impiegati, segretari, professori e anche per compiere piccoli lavori per conto di terzi come autofinanziamento.
È gestito da laici preparati anche se le suore ne sono le proprietarie e punto di riferimento e di verifica. I primi diplomi di informatica sono stati rilasciati recentemente a diverse persone, fiere di questa nuova opportunità di sviluppo per loro stessi e per il loro paese.

I bambini di strada

Il fenomeno dei bambini di strada si sta allargando a vista d’occhio anche a Kinshasa. A causa della drammatica situazione che sta attraversando il Congo, i bambini e i ragazzi diventano vittime di molti mali, quali: famiglie divise, abbandoni scolastici perché non possono pagare la scuola, madri prostitute, bambini qualificati come portatori di malocchio, di disgrazie e perciò rifiutati dalla famiglia e dal clan, ecc.
Parecchi sono gli organismi religiosi che si stanno interessando al problema. Certamente anche alle Poverelle stava a cuore questa povertà… ma con quali modalità intervenire?
La Provvidenza è venuta incontro attraverso i padri di “Don Guanella” operanti da alcuni anni a Kinshasa in questo ambito, i quali ci hanno chiesto una collaborazione all’opera di recupero delle bambine adolescenti di strada.
Il centro si chiama “Casa della Pace” e accoglie un gruppo di ragazze che mostrano desiderio di togliersi dalla strada.
La Provincia d’Africa ha messo a disposizione una giovane suora congolese per questo progetto e attraverso una precisa convenzione con i padri guanelliani e così si è data avvio a questo nuovo servizio palazzoliano.
La suora, inserita nella comunità di Kingasani, offre un servizio diurno presso tale centro e collabora al progetto educativo delle ragazze.
A tutte queste opere apostoliche a servizio e a promozione del povero, si aggiungano i numerosi casi sociali ai quali si danno risposte speciali, essendo bisogni urgenti e vitali.
Sono i tantissimi “emarginati” che continuamente bussano alla porta e al cuore delle Poverelle per avere cibo, vestito, danaro, ascolto, comprensione e conforto: le suore anche per questi fratelli “fanno quello che possono”.
La comunità che attualmente ha la responsabilità di tutte queste realtà è formata da 11 suore di cui cinque sono nel campo ospedaliero, sanitario, assistenziale, tre operano nell’ambito scolastico, una nel campo sociale, una è iuniore studente e la superiora si occupa della casa e di tutto l’insieme.
Qui la collaborazione e la condivisione della responsabilità con i laici è effettiva per un servizio ai poveri più allargato e più competente.
I laici assunti a contratto sono circa 250 tra medici, infermieri, ostetriche, professori e personale per i servizi generali. Non mancano difficoltà e delusioni, ma attraverso la preghiera, la comunione fraterna, la disponibilità di tutte, la comunità le supera e ricomincia ogni giorno con tanta speranza e amore.
È a Kingasani che tra il personale, si è formato il primo gruppo africano della Fraternità laica “Don Luigi Palazzolo”, grazie all’impegno di suore e laici, sorretti dal desiderio di operare con lo spirito del nostro Fondatore.
La comunità nel maggio del 1995 ha perso una carissima e generosa sorella, suor Vitarosa Zorza contagiata dal virus Ebola a Kikwit, dove spontaneamente e gioiosamente era accorsa per portare aiuto alle sorelle dell’ospedale di Kikwit. Il ricordo di questa sorella è sempre vivo in comunità e nelle numerose persone che l’hanno conosciuta.
A Kingasani, data l’ubicazione della casa e dei servizi nella periferia dell’immensa città di Kinshasa, si percepisce più che altrove, come la povertà sia condizione della “massa” della gente.
Le suore “sono avvolte” tra i poveri e ogni giorno una folla di “non raggiunti da altri” trova nella “casa della misericordia” di Kingasani, assistenza, cure mediche adeguate, promozione umana e culturale, aiuto materiale e morale, insieme al conforto di una preghiera, di un consiglio opportuno, di un incoraggiamento a porre la fiducia e la speranza nel Padre Provvidente “Amabile Infinito”.

Situazioni drammatiche

Non si può chiudere questa breve storia della comunità di Kingasani senza accennare alle tribolazioni in mezzo alle quali è passata; anche se il Signore ha sempre aiutato a tener duro… a non “stancarsi di fare il bene” fino al rischio della vita.
Dopo la ribellione mulelista, c’è stato l’avvento di Mobutu il quale ad un certo punto si è dichiarato il messia del suo popolo, calpestandolo invece sotto i piedi.

Il 1973-1975 è stato il periodo dell'”autenticità” nazionale, vengono nazionalizzate tutte le scuole e le opere ospedaliere. In questo contesto vengono aboliti i nomi cristiani, le feste religiose principali, tutti i simboli religiosi vengono tolti eliminati dagli ambienti pubblici, solo la foto del presidente-dittatore doveva primeggiare.
Perciò tolti i crocifissi dalle aule, abolita l’ora di religione e sostituita dal “manifesto mobutista”.
Per poter dare corsi di religione alle allieve volontarie ci si trovava sotto un albero perché era proibito entrare in classe. Quanta pena! Anche in parrocchia preti e suore erano spiati circa quello che dicevano, dagli aderenti al partito unico l’MPR (Movimento Popolare Rivoluzionario).

1991/1993 – Anni di terrore per i continui saccheggi alle case religiose, alle parrocchie, ecc. da parte dei militari istigati da Mobutu. Per ben due volte anche Kingasani è stato preso di mira, con rischi drammatici per alcune suore.

1997 – Dal mese di aprile a Kinshasa si viveva in un clima di tensione per l’avvicinarsi dei ribelli di Kabila verso la capitale e per l’ostinato e orgoglioso rifiuto di Mobutu a dare le dimissioni. Il clima si è fa sempre più teso fino a far vivere ore di angosciosa attesa.
Dal 14 al 20 maggio sono giornate di intensa trepidazione, di ansia, di paura per quanto avrebbe potuto accadere. L’insicurezza è grande… si nascondono i due veicoli tra le piantagioni di banani… ciascuna prepara una borsetta con le cose più necessarie e i documenti importanti e ci si prepara nel caso di una evacuazione improvvisa.
La popolazione è in preda al panico: si temono saccheggi e distruzioni da parte dei pretoriani di Mobutu, stupri e vendette personali.
Le nostre zone di Kingasani, Masina, Mikondo sono teatro di scontri violenti. Secondo il piano di Mobuti, Kinshasa doveva essere messa a fiamme e fuoco prima dell’arrivo delle truppe di Kabila. Improvvisamente il presidente Mobutu fugge con la sua scorta; al campo militare i soldati fanno guerra tra loro, viene ucciso il generale Mahele che voleva l’ordine e non
la rappresaglia…
Questi fatti hanno accelerato l’arrivo dei militari di Kabila a Kinshasa e la città viene così risparmiata dalla catastrofe preannunciata. I giorni seguenti sono segnati da rastrellamenti, da esecuzioni e da persecuzioni da parte dei militari conquistatori.
Anche le suore e la casa di Kingasani ha subito perquisizioni perché accusate di nascondere armi e soldati di Mobutu.

1998 – 2 agosto: di nuovo guerra in Congo.
I rwandesi, i burundesi, i quali avevano aiutato il presidente Kabila a conquistare il Congo vengono scacciati dal Paese: essi si uniscono e fanno guerra al Congo. Dopo aver conquistato i territori dell’Est e Nord del Congo, la zona dei grandi laghi, quasi improvvisamente arrivano nel Basso Congo e da lì arrivano a Kinshasa per espugnarla. La settimana dal 24 al 31 agosto è stata terribile e drammatica. Bombardamenti a bassa quota verso l’aereoporto, mitragliamenti e colpi di cannone un po’ ovunque… sono ore di angoscia…
I ribelli sono penetrati nel nostro quartiere e circondano la parrocchia, l’ospedale, la casa, le scuole e il convento dei padri passionisti.
Molta gente del quartiere è riuscita a fuggire… Al dispensario arrivano feriti gravi, civili e militari; intanto continui colpi di armi da fuoco ci fanno sobbalzare.
Il mattino del 27 agosto due ribelli entrano nella nostra casa e con le armi puntate verso di noi esigono soldi, dollari… Per evitare il peggio, si dà tutto ciò che si ha, compresa la paga mensile preparata per
tutto il personale.
Dopo aver sparato in aria alcuni colpi, se ne vanno con aria minacciosa… Restiamo allibite, incapaci di dire una parola e terrorizzate per la situazione; ci rifugiamo nel reparto della maternità. Tutta la giornata sotto i tiri delle mitraglie… e l’indomani, 28 agosto, la fuga con tutta la gente, malati compresi, verso Limete, poiché il quartiere viene bombardato per eliminare i ribelli.
La popolazione che fugge aumenta sempre più… Quali e quanti sentimenti hanno abitato i nostri cuori in quelle tragiche ore! Verso mezzogiorno arriviamo a Limete in casa provincializia, attese dall Madre provinciale. La nostra preoccupazione è per suor Paola rimasta là con alcune mamme che stavano partorendo… Cosa avremmo trovato al nostro ritorno a Kingasani ? ! ? Le preghiere, le attese, le suppliche di quei giorni non si possono descrivere… Finalmente il 30 agosto i ribelli sono sgominati dall’esercito e noi rientriamo a Kingasani… tutto è stato risparmiato. Un grande ringraziamento al Signore, a Maria e ai Fondatori per la protezione ricevuta e dopo una settimana tutte le opere hanno potuto riprendere…
Purtroppo la guerra in Congo continua ancora oggi tra il continuo alternarsi di speranze e angosce…

Localizzazione della Missione

Il fiume Congo e il Pool Malebo.. In basso (Sud) Kinshasa. A dx la pista dell’aeroporto N’Djili (linea rossa). La freccia indica la Missione di Kingasani
La freccia indica sempre la Missione. La strada a Nord è il Boulevard Lumumba che coincide con la Route 1 che da Kinshasa porta a Kikwit
L’area della Missione; la Casa degli Anziani è separata dalla Avenue Kimpioka
Il Boulevard Lumumba
Dal Boulevard Lumumba, provenendo dall’aeroporto N’Djili, giriamo a sx per arrivare alla Missione
Lasciato il Boulevard Lumumba percorriamo rue Ma Soer che conduce alla alla Missione. Sullo sfondo il campanile della Chiesa della Parroisse Saint Marc
Siamo a metà agosto 2015; non è ancora cominciata la stagione delle piogge; gli effetti di un temporale rendono problematiche le strade.
Siamo in Avenue ???? e in fondo alla strada si vede il portone verde di accesso alla Missione.
12 Avenue Kimpioka; a dx il muro di cinta della Missione e a sx il muro di cinta della Casa degli anziani

Il Centro Ospedaliero

Nella classificazione sanitaria congolese l’ospedale di Kingasani è identificato come ospedale generale di riferimento (hopital general de reference).
Esso si colloca come punto intermedio tra i centri di salute e gli ospedali di zona, da un lato, e gli ospedali generali di terzo livello, dall’altro.
Un ospedale generale di riferimento dovrebbe avere, sia a livello ambulatoriale che di intervento, 4 settori:
– Medicina interna
– Maternità
– Pediatria
– Chirurgia
per ognuno dei quali vi deve essere avere un medico di specialità.
L’ospedale è inserito in una Zona Sanitaria e vi convergono pazienti dai centri di salute e dai dispensari territoriali.
L’ospedale della Missione per molto tempo ha sopperito ai carenti servizi di base esterni effettuando tutte le prestazioni di primo livello; la realtà sta tuttavia mutando ed oggi esso è chiamato a divenire realmente un ospedale di complessità clinica.
Esso ha manifestato nel tempo una forte vocazione pediatrica; oltre il 70% della attività è svolta a favore di bambini al di sotto di 4 anni a cui va aggiunta la maternità.
Si assiste da qualche anno ad una diminuzione generale dei vari settori di attività e ad una evoluzione tale per cui giungono al Centro i casi più complessi; tra le varie motivazioni sta pure mutando il contesto e sono ora disponibili nei centri di salute delle prestazioni che prima si era costretti a svolgere nell’ospedale della Missione.
La diminuzione di attività chiede sostanzialmente una revisione dei servizi offerti: il ruolo futuro del Centre Hospitalier de Kingasani sarà di effettuare minore attività ma di avere i casi più complicati che i centri di salute non possono e non sanno curare.
Il Centro accoglie ogni anno circa 50.000 malati; il 90% dei ricoverati nell’ospedale è costituito da bambini, il restante 10% sono uomini o donne che vengono curati ambulatoriamente o in reparto di medicina interna che si occupa di diabetici, ipertesi, malati di tubercolosi, AIDS e drepanocitosi. I bambini vengono ricoverati per lo più perché malnutriti o malati di malaria. I malnutriti gravi ospedalizzati sono circa 1.500 ogni anno; molti guariscono ma purtroppo il 20% non ce la fa (circa 300 all’anno). Per curare la malaria bisogna spesso ricorrere alle trasfusioni; ne vengono eseguite circa 15.000 ogni anno, perché i bambini vengono portati in ospedale con la malattia in fase avanzata. C’è un reparto di maternità dove nascono circa 6.000 bambini all’anno.
Oggi l’ospedale non è dotato di sala operatoria quindi quando è necessario un intervento chirurgico sulla partoriente (es. il taglio cesareo), bisogna trasportarla in un ospedale della città con l’ambulanza; questi casi sono circa 300 all’anno; le condizioni disastrose delle strade talvolta comportano che l’ambulanza non arrivi in tempo.
Nell’ospedale di Kingasani c’è un’unica sala parto con 3 letti separati da una tenda.
La degenza delle mamme che partoriscono avviene in stanze con 6-8 letti dove spesso riposano 2 mamme per ogni letto con una terza mamma seduta che aspetta il suo turno per coricarsi.
C’è il reparto di neonatologia che ospita in un anno circa 3.000 neonati prematuri, alcuni nati nella maternità di Kingasani e altri provenienti da strutture esterne; di questi bambini il 75% raggiunge il peso ottimale, il 3% viene trasferito in strutture più attrezzate e il 22% muore (circa 660 ogni anno).
L’ospedale effettua un servizio di kinesi-terapia e di analisi attraverso un laboratorio interno.
Come in ogni ospedale del Congo il ricovero, le cure e i medicinali sono a pagamento; le suore non hanno scopo di lucro e quindi le tariffe del servizio ospedaliero sono appena sufficienti per coprire le spese dell’intera gestione dell’ospedale e sono mediamente più basse rispetto agli ospedali della città pur offrendo spesso un servizio migliore. Attualmente all’ospedale di Kingasani lavorano alle dipendenze delle suore 4 medici, 66 infermieri e 44 addetti ai servizi.

14 offrendo spesso un servizio migliore. Attualmente all’ospedale di Kingasani lavorano alle dipendenze delle suore 4 medici, 66 infermieri e 44 addetti ai servizi. Ingresso dell’Ospedale con Suor Clelia e Claudio
Sala di attesa dell’Ospedale
Nel cortile dell’Ospedale
Una camera dell’Ospedale
Reparto incubatrici
Lavanderia

Scuole

Il complesso scolastico è stato anch’esso edificato in più riprese; ha una superficie coperta di circa 5.400 m2, tutti al piano terra. Le aule sono molto grandi (circa 80 m2) per ospitare classi anche di 50-60 alunni.
I servizi sono insufficienti e da ammodernare mentre il resto delle strutture risulta funzionale e abbisogna solo di una normale manutenzione.
Presso la Missione trovano posto:
– la scuola elementare primaria convenzionata con lo Stato, denominata ELIKYA;
– la scuola superiore Liceo con gli indirizzi pedagogico e scientifico (biologia e chimica);
– la scuola superiore Liceo con gli indirizzi tecnico di taglio e cucito e di tecnico commerciale e informatico.
Gli studenti sono circa 3.500 e lezioni vengono tenute in 2 turni mattina e pomeriggio per questioni di spazio.
Gli studenti accedono alla scuola di Kingasani pagando una retta come avviene in tutto il Congo, retta che serve a coprire i costi di manutenzione per gli edifici, gli addetti ai servizi e ad incrementare gli stipendi degli insegnanti pagati dallo stato insufficientemente. Nella scuola sono impiegati 110 insegnanti e 15 addetti ai servizi. E’ inoltre presente la Biblioteca denominata “Totanga”, che in Lingala significa “leggiamo”, attivata nel 2009; essa è frequentata, oltre che dagli alunni delle Scuole della Missione, da studenti universitari in quanto dotata di un patrimonio librario di qualità; è stata fortemente voluta in nome della cultura come mezzo primario per combattere la povertà.

Ingresso al Liceo Pedagogico, chimico e biologico con Paolo
L’ingresso al Liceo tecnologico
Uscita dal Liceo tecnologico
Cortile del Liceo tecnologico
L’ingresso alla Biblioteca Totanga
Un’aula
Ricreazione alla Scuola Primaria

Il Convento, la Casa degli Anziani e la Casa dei Volontari

Il convento è costituito di 2 unità per un totale di 2.500 m2 coperti.
La prima unità per le suore, con le camere, la cucina, il refettorio, due grandi sale per le riunioni e una chiesetta.
La seconda unità staccata dalla prima è riservata alle postulanti (le future suore) con le camere, cucina, refettorio, aule per lo studio e una chiesetta.
Vicino alle abitazioni delle suore vi sono i loro magazzini, i garage, gli orti, i giardini e il piccolo laboratorio artigianale.
A fianco dell’abitazione delle postulanti c’è la casa degli ospiti. La casa di riposo per gli anziani risulta al di fuori del perimetro della Missione, dall’altra parte della Avenue Kimpioka; misura circa 760 m2 con la cucina, una sala TV, i servizi vari e 19 stanze. Gli ospiti sono una quarantina e non pagano retta in quanto generalmente senza famiglia o in situazione di grave disagio.

La casa delle Postulanti
Orti a Ovest della Maternità
La casa dei volontari
Il baobab a SudEst della casa dei volontari

La Missione di Kingasani nel futuro

L’Istituto Palazzolo ha in atto un progetto di ristrutturazione e riorganizzazione del Centro Ospedaliero.
Le ragioni del progetto consistono sostanzialmente nei cambiamenti in atto nel contesto e nel bisogno di razionalizzare e migliorare ciò che si è finora costruito.
Gli Istituti scolastici stanno vivendo un momento favorevole con iscrizioni in crescita; è di pochi anni fa la costruzione di nuove aule che si ritiene possano bastare per vari anni.
Un aspetto importante, principalmente per l’Ospedale ma anche per le Scuole, è quello della revisione degli impianti, dei servizi igienici, della distribuzione di acqua potabile, della stabile fornitura di energia elettrica, oggi soggetta a frequenti back out, la cablatura delle linee di rete, lo smaltimento dei rifiuti speciali e delle acque reflue.
Mbote Papa ha realizzato il rilievo topografico dell’area e dei fabbricati e sta partecipando alla revisione impiantistica ed in particolare ha lavorato e sta lavorando sugli aspetti igienico-sanitari: acquedotto, fognatura e rifiuti.